Niccolò Piccinni, La buona figliuola

Niccolò Piccinni, La buona figliuola, edizione critica a cura di Francesco Paolo Russo (Concentus musicus XVI), Kassel et al.: Bärenreiter 2017, ISBN 979-0-006-56273-2.
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Nel 1760 l'opera buffa La buona figliuola valse al compositore Niccolò Piccinni (1728–1800) l'affermazione artistica a Roma. Presto la composizione ebbe un successo sensazionale a livello europeo. Molti operisti italiani ricorsero, nelle loro opere buffe, in molteplici modi al colpo di genio romano di Piccinni: alle diverse costellazioni e situazioni, ad alcuni caratteristici atteggiamenti e comportamenti, alle sfumature linguistiche e gestuali, alle sottili differenze nelle caratterizzazioni dei personaggi fra opera seria e buffa, nonché all'impianto retorico e musicale. Senza dubbio Piccinni era ben riuscito nella raffigurazione della protagonista Cecchina, un mezzo carattere. Numerosi teatri d'opera in tutt'Italia e all'estero misero in scena La buona figliuola di Niccolò Piccinni e la resero l'opera comica italiana più di successo della seconda metà del Settecento. In Italia la Cecchina divenne una vera e propria moda, e alberghi, taverne, pietanze e vini si fregiavano con il suo nome. Con l'ascesa di Rossini, La buona figliuola, definita da Giuseppe Verdi nel 1887 come "la prima vera opera buffa", condivise la sorte di buona parte della produzione operistica napoletana, ossia cadde quasi completamente in oblio.

Francesco Paolo Russo ha approntato un'edizione critico-scientifica di La buona figliuola di Niccolò Piccinni che può a buon diritto definirsi esemplare. L'edizione affidabile della partitura e del libretto, corredata di un commento non solo competente, ma anche illuminante, rende accessibile ai teatri d'opera, ai musicologi e ad un vasto pubblico di musicofili una composizione cruciale, non solo per la storia dell'opera, ma anche per la storia culturale e sociale dell'Europa del Settecento.