Il “ventre molle” dell’Asse. I generali e gli ufficiali italiani prigionieri in Inghilterra (1940-1943)

Dr. Amedeo Osti Guerrazzi

Amedeo Osti Guerrazzi, Noi non sappiamo odiare. L'Esercito italiano tra fascismo e democrazia, Torino (Utet) 2010, 340 S.

Nel 1939 il Servizio Segreto inglese costituì un ufficio speciale incaricato di interrogare ed ascoltare di nascosto i prigionieri di guerra. Lo scopo era quello di ottenere più informazioni possibili sul morale delle truppe, sull’organizzazione dell’esercito nemico, sulle strategie e tattiche utilizzate e sulla tecnologia delle armi più nuove. Basato sull’esempio di un analogo ufficio costituito alla fine della Prima Guerra Mondiale, il MI 9 (cosí era chiamato questo ufficio), si occupò di centinaia di prigionieri di guerra italiani e tedeschi, che erano raccolti in campi speciali, dove venivano interrogati, messi in contatto con agenti infiltrati (i cosiddetti “stool pigeons”), oppure intercettati mediante microfoni nascosti.
Al Public Record Office di Londra è stato in seguito depositato un corpus di documenti provenienti dall’IM 9 di notevoli dimensioni. Il progetto di ricerca, nato da una collaborazione tra l’Università Johannes Gutenberg di Mainz, lo Historisches Seminar Kulturwissenschafliches Institut di Essen e il Deutsches Historisches Institut in Rom, coordinato dai Professori Harald Welzer, Sönke Neitzel e Michael Matheus e finanziato dalla Gerda Henkel Stiftung, prevede la raccolta e lo studio di tali documenti.

Per quanto riguarda le carte relative all’esercito italiano, le carte londinesi sono meno numerose e leggermente diverse rispetto a quelle riguardanti l’esercito tedesco. Si tratta di circa 3.000 documenti (i documenti relativi ai militari delle forze armate germaniche sono oltre 50.000) e si concentrano principalmente su due gruppi. Il primo gruppo, il più numeroso, riguarda ufficiali e marinai della Regia Marina, il secondo gruppo è invece costituito dai generali e dagli ammiragli catturati in Tunisia nel maggio del 1943 e nelle isole di Sicilia, Pantelleria e Lampedusa tra il giugno ed il luglio dello stesso anno.

L’interesse degli inglesi era rivolto, nel caso della Regia Marina, a capire le tattiche e le caratteristiche della guerra sottomarina, particolarmente importante perché considerata un pericolo temibile per la Royal Navy.
Per quanto riguarda i generali, invece, l’interesse era incentrato su due punti principali. Il primo era il morale dell’esercito italiano, in vista prima dello sbarco in Sicilia, e poi dell’invasione della Penisola. Gli inglesi tentavano infatti di capire se gli italiani avessero ancora intenzione di combattere, dopo aver constatato con una certa sorpresa che la popolazione siciliana aveva accolto le truppe alleate con giubilo e che piazzeforti estremamente munite, quali Pantelleria ed Augusta, avevano ceduto le armi senza combattere.

L’altro punto di interesse era rappresentato dalle opinioni politiche dei generali Giovanni Messe, Taddeo Orlando e Paolo Berardi, vertici della I armata in Tunisia. Nell’ipotesi di utilizzare questi generali come nuovi comandanti di un esercito italiano alleato degli Anglo-Americani, l’IM 9 tentò di capire l’affidabilità politica di Messe, che infatti in seguito divenne il Capo di Stato Maggiore Generale dell’”esercito del Sud.”

Come si può intuire, questi documenti rappresentano un corpus di estremo interesse. I racconti dei generali e degli ammiragli non solo possono svelare alcuni retroscena di episodi particolarmente dibattuti dalla storiografia (come la resa di Augusta), ma anche e soprattutto aprono delle prospettive di ricerca nuove ed originali sulla mentalità, sulla cultura e sulla formazione politica della casta militare durante il regime fascista.